PRIMO CAPITOLO
Non è stato facile. Si è trattato di un impegno serio in un tempo molto lungo e non facile. Con dispendio di energie economiche e non solo.
La comunità parrocchiale è sempre stata informata dei lavori e delle problematiche connesse. Passaggio importante è stato quello di avere dal consiglio pastorale parrocchiale, il parere favorevole a impegnare ingenti somme di denaro. Per ottenere l'agibilità.
Ha prevalso la consapevolezza del grande potenziale aggregativo, culturale, sociale e spirituale rappresentato dal nostro teatro. Nato con la parrocchia nel 1958 per lungo tempo è andato avanti facendo un servizio prezioso rivolto a ragazzi, giovani, adulti, in una parola famiglie, con permessi provvisori. Con il passare degli anni le normative di sicurezza sempre più esigenti hanno fatto sì che venisse utilizzato in maniera via via più sporadica, fino ad arrivare ai nostri giorni quando complice anche il COVID si è chiuso definitivamente per dare spazio ai lavori di ristrutturazione. “Questo teatro mi piace perché è sobrio ed essenziale" diceva una persona venuta a visitarlo. Una parrocchiana (Gabriella Carlon) ben 38 anni fa dopo l'intervento importante di ristrutturazione, scriveva:
"La sala dovrebbe essere un luogo di formazione inserito nella più generale attività pastorale della Parrocchia". Aggiungeva: "sarebbe bello se la sala potesse diventare per la nostra zona uno spazio di cui hanno luogo spettacoli qualificati come cinema, teatro musica sui quali si riflette per appropriarsi dei criteri di scelta che promuovano autentici valori umani e cristiani".
E concludeva: "sentiamoci quindi tutti impegnati a portare il nostro contributo di idee, di energie, e anche i finanziamenti per la buona riuscita dell'attività".
Direi che possiamo condividere queste considerazioni e tenerle presenti adesso che il teatro può ripartire.
SECONDO CAPITOLO
Grazie. Oggi è anche il momento di dire grazie. Grazie a tutte le persone che hanno lavorato per realizzare questo progetto.
In particolare, all'ingegnere Paolo Lombardi e ai suoi collaboratori, ai tecnici, ai dipendenti specializzati ciascuno nel loro campo. Davvero tante persone hanno lavorato dando il loro contributo prezioso in mezzo a tante difficoltà. Perché lavorare sul già esistente è più difficile che realizzare ex no.
Un ringraziamento speciale all'ingegnere Francesco Barcella, parrocchiano, che ha contribuito gratuitamente a sbrogliare la matassa molto intricata dell'impianto elettrico. Un grazie monumentale a Nello Iacopino, responsabile della conduzione del teatro che ha messo anima e corpo per far sì che si arrivi a questo traguardo.
È un ragazzo di ottantun'anni, ma ha il cuore e lo spirito giovani. Non può mancare nel ringraziamento i membri del consiglio affari economici e il consiglio pastorale che mi hanno sempre sostenuto e aiutato. Infine un grazie grande a tutti voi e a coloro che credendo nelle potenzialità del teatro avete contribuito economicamente a rendere possibile la realizzazione del progetto.
TERZO CAPITOLO
MA
C'è sempre un MA. Il teatro riparte.
Ma adesso arriva il più bello. Bisogna affrontare una sfida, la più difficile. Dare vita a un gruppo di volontari che affianchino Nello Iacopino nella conduzione della sala e nella ricerca di criteri che la rendano sala parrocchiale con l'attenzione a quei valori umani e cristiani che sopra ricordavamo. Per la verità, Giuseppe Buglione, Nazareno Baiozzi, Walter Mascheroni e altri che hanno frequentato il corso presso i vigili del fuoco costituiscono una piccola equipe di supporto. Ma ce ne vogliono ancora altri.
Perché una sala come questa impegna tante persone. Sono in gioco valori importanti. Compresi quelli educativi rivolti ai ragazzi e ai giovani, come ci insegna con la sua vita San Lodovico Pavoni. Grazie e tanti auguri.



