Il 27 Dicembre 1925 nasceva Luciano Badalotti, 100 anni fa.
Lo vediamo qui il 19 marzo del 1957, quando viene posta la prima pietra della Chiesa Parrocchiale, ad opera del Vescovo Ausiliare, mons. Giuseppe Schiavini.
Luciano Badalotti dalla nascita della parrocchia fino a quando ha avuto un filo di voce o un po’ di forze, è stato un “innamorato” della bellezza della liturgia e le ha dedicato tutta la sua vita.
Mauro Quaglia
Ho iniziato a fare il chierichetto nel 1977, dopo la Prima Comunione: avevo 9 anni. Ovviamente era Luciano Badalotti che coordinava il tutto. Mi ha seguito e formato per molti anni. Ho imparato da lui tutto (o quasi tutto) quello che si doveva sapere sul servizio all’altare.
Con il passare del tempo, da maestro, Luciano è diventato un amico, e per me anche un esempio da seguire. Ho così imparato il significato del “servire” non solo alla Messa, ma anche al prossimo.
Nel gruppo sono passati tantissimi amici dell’oratorio, persone ormai adulte.
Diversamente da quello che accade oggi, il servizio all’altare bisognava guadagnarselo; se il nostro comportamento non era corretto, il rischio era quello di non poter servire alla Messa di Natale, quella più ambita da tutti. Era la celebrazione più attesa, più emozionante, più solenne.
Luciano, con la sua autorevolezza, sapeva tenere tutti sulle spine, attenti e pronti nei vari incarichi. A volte sembrava quasi che anche i sacerdoti rispondessero alle sue indicazioni. Tutto avveniva sotto la sua attenta guida.
Mi ricordo le serate passate a organizzare la Festa di Natale, anche questo un momento importante e rituale. In quella festa (ora di nuovo reintrodotta) si scambiavano i doni, si giocava alla tombola e al Mercante in Fiera (la figurina più ambita era la balena). Il gruppo prevedeva incontri settimanali, il sabato pomeriggio. Si organizzava il servizio della domenica, e il calendario del mese.
Per tenere insieme e dare significato all’appartenenza al gruppo, negli anni ‘80 Luciano ha introdotto un Giornalino, che si chiamava TelStar, che tra aneddoti, barzellette e pettegolezzi, trattava molti argomenti formativi ed educativi.
Nel 2006 Luciano è venuto a mancare, dopo una malattia che lo ha fortemente debilitato.
Nonostante questo, quando poteva, era sempre presente all’altare. È stato in questo periodo, anche grazie alla sollecitazione di P. Antonio, che mi sono sentito come investito di una responsabilità: quella di dare un seguito all’enorme patrimonio di valori che lui aveva creato. È per questo che oggi guido il gruppo, facendo del mio meglio.
I chierichetti che partecipano sono sempre più ansiosi di poter compiere un gesto che da piccoli a volte è visto come la partecipazione ad uno “spettacolo”, ma che da grandi diventa un vero e proprio servizio.
Ad oggi contiamo sulla collaborazione di 35 chierichetti, distribuiti sulle tre messe della domenica. Garantiscono un servizio all’altare. Sono presenti ragazzi di diversa età, dai 9 anni in su, di entrambi i sessi. È un gruppo affiatato e motivato, che in uno spirito di amicizia serve all’altare.
Un piccolo aneddoto finale: durante la celebrazione solenne dell’ultima Veglia Pasquale, al momento dell’accensione del fuoco, mi sono reso conto che mancava il Cero Pasquale: Luciano, perdonami!
Tiziano Parisi
Un ricordo personale: prima di essere nella nostra parrocchia, era nella parrocchia di San Paolo (Parrocchia originaria di mia madre) e, non essendoci ancora la parrocchia di Sant’Angela Merici, San Paolo gestiva anche la casa dei ciechi di guerra… e mio padre era cieco di guerra. Il giorno del battesimo della mia prima figlia Luciano venne da me e mi disse che conosceva mio padre, ormai in quel periodo anziano, da quando era un ragazzino giovane appena rimasto cieco… in qualche modo Luciano è entrato nella vita della mia famiglia prima ancora che la mia famiglia arrivasse in questa parrocchia.
Emanuele Tremolada
Un piccolo simbolo dell’efficienza organizzativa di Luciano era “il cartellino”, un rettangolo di cartoncino colorato su cui erano segnate le date e gli orari delle messe a cui ogni chierichetto era tenuto a partecipare. Ogni mese, per ciascun ministrante, Luciano compilava un cartellino; a mano, naturalmente.
La riunione del sabato non era solo un momento di gestione degli impegni domenicali; forniva l’occasione per ascoltare una riflessione di Luciano, per scherzare insieme, per prendere in giro sottovoce i chierichetti più grandi: i senatori, li chiamava Luciano, che all’inizio a me mettevano un po’ di soggezione… Dopo la riunione si restava a chiacchierare, oppure si andava a casa accompagnandosi reciprocamente (anche se si abitava in vie diverse) e si continuava a parlare per ore, sotto casa dell’uno o dell’altro.
Non si può parlare di Luciano senza ricordare il capitolo “Duomo”; un’estate, se non ricordo male, Luciano chiese a qualcuno di noi se voleva accompagnarlo a servire in Cattedrale; credo che la cosa fosse nata dalla visita di Carlo Maria Martini alla nostra parrocchia; probabilmente i cerimonieri del cardinale erano stati colpiti dalla quantità e qualità dei ministranti di San Giovanni Evangelista. Così, per alcuni di noi, iniziò l’impegno “parallelo” in Duomo, che ci accompagnò anche in età adulta, a conferma di un servizio che già in parrocchia non era riservato solo ai bambini. E anche in Duomo Luciano portò, oltre che la sua esperienza liturgica, la simpatia e quel modo di fare schietto (fino ad essere brusco, in caso di “orbita”), che lo rendeva così carismatico.
Enrico Tosi